Immigrati, ancora troppi gli invisibili

Immigrati-ancora-troppi-gli-invisibili-Fulvio-De-NigrisIeri sera all’incontro a Vergato con i candidati, un immigrato rappresentate della comunità si lamentava che nel programma del Pd non ci fosse un riferimento alla condizione di questa popolazione che rappresenta una fetta consistente dei cittadini. L’Emilia-Romagna è stata la prima regione che si è dotata di una legge sull’immigrazione (la n. 5 del 2004), diventando un modello per tutte le altre. La sinistra sul tema dei valori e della convivenza civile ne ha fatto uno dei punti cardini del suo intervento. Ma non esplicitare a dovere i problemi dell’immigrazione è come non valorizzare un mondo invisibile che neanche il ricco mondo del volontariato riesce a portare in superficie. 

Se pensiamo infatti all’assistenza sanitaria, ci rendiamo conto che per gli immigrati con permesso temporaneo di soggiorno è possibile accedere in emergenza al pronto soccorso ma nei percorsi successivi la visibilità data dalla loro condizione di salute si ripercuote in maniera negativa sulla loro quotidianità. E’ successo che una donna rom dopo un ricovero, scoperta la sua condizione di vita in baracca, si vedesse demolita il suo contesto ambientale, di fortuna, forse non consono ad una vita dignitosa, eppure l’unica soluzione per lei possibile. Come il caso di un immigrato in stato vegetativo a causa di un incidente sul lavoro che non ha potuto rinnovare il permesso di soggiorno andando personalmente in posta ed è stato dimesso da un ospedale privato accreditato ad uno pubblico, con difficoltà inenarrabili e affidate solo alla buona volontà del personale sanitario coinvolto.

Ci vuole un percorso valoriale e non formarle che non si struttura solo sul cavillo e sulla regola. Mancano reti di assistenza e percorsi dedicati per casi del genere, ma se dai curati passiamo ai curanti, la situazione non è certo migliore. C’è una forte diversità tra personale sanitario dipendente e quello interinale affidato spesso a strutture cooperative. L’appropriatezza dell’intervento risente dell’equità di trattamento. Se pensiamo ad esempio alla formazione in sanità, questa è garantita per le figure dipendenti ma non per quelle interinali che lavorano spetto in cooperative, che magari vorrebbero ma non ne possono usufruire. E tutto si ripercuote sui cittadini, sulle famiglie che sono sostenute dal fondo sulla non autosufficienza, che è uno dei punti virtuosi della nostra Regione, ma che garantisce una persona su 4 e sulle altre 3 si affida all’assistenza familiare ai cosiddetti caregiver che possono ora essere visibili grazie ad una specifica legge regionale ma che non ne garantisce il sostegno. 

Tutti uniti da un desiderio di rinnovamento, di maggiore tutela, di maggiori diritti, di maggiori riconoscimenti, senza per questo essere caratterizzati come: figli di un dio minore.

 

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