Suicidio assistito, nessuna scelta sia dettata dalla solitudine

Sul suicidio medicalmente assistito non servono parole gridate, slogan o contrapposizioni ideologiche. Esistono persone, famiglie, sofferenze e scelte che meritano rispetto.
La legge approvata dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna può definire procedure e garanzie. Alle istituzioni spetta ora il compito più impegnativo: assicurare che ogni decisione sia davvero libera, consapevole e non condizionata dalla solitudine, dall’abbandono o dalla mancanza di alternative.
Occorre garantire cure, assistenza, sostegno psicologico, cure palliative e accompagnamento alle famiglie, affinché nessuno sia costretto a scegliere perché si sente un peso o perché non trova risposte adeguate.
Nessuno deve essere lasciato solo nel dolore: né chi chiede di porre fine alla propria sofferenza, né chi domanda di essere aiutato a continuare a vivere.
È su questa capacità di ascoltare, accompagnare e non abbandonare che si misura la civiltà di una comunità.

Cav. Fulvio De Nigris
presidente fondazione
Gli amici di Luca Casa dei risvegli Luca De Nigris ets

 

 

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Ventisette anni senza Luca: il dolore che ogni notte ritorna

Oggi è San Petronio, ma per me è anche un altro giorno: il giorno in cui, nel 1981, nacque Luca. Oggi avrebbe avuto quarantaquattro anni. E sono già ventisette che non c’è più.
Oggi, in qualche modo, è una festa di non compleanno. Perché quelli che stanno dall’altra parte ci sono ancora, ma non li si festeggia insieme. E mi scuseranno quelli che invece lo fanno, quelli che accendono una candelina o sollevano un bicchiere, mentre io mi limito a ricordare.
Mi sono accorto di aver appena scritto un post per la “Giornata dei Risvegli”, che comincerà lunedì. Ma non potevo non scrivere anche questo, che appartiene a un’altra memoria, a un’altra intimità. Le giornate, in questo periodo, sono sempre piene, ma poi arriva la sera. Ed è nel silenzio della sera che riaffiorano i pensieri, quelli che non riesci mai a mettere davvero a tacere. Sono i pensieri di un padre che continua a parlare al figlio perduto.
Mi chiedo se si possa ancora parlare della perdita di un figlio senza scivolare nella retorica. Mi chiedo se sia possibile sentire la mancanza, a ventisette anni di distanza, con la stessa intensità di allora. Io credo di sì. Durante il giorno la vita ti distrae, ti riempie di gesti, di volti, di doveri. Ma quando arriva la notte, il dolore si sdraia accanto a te. Non fa rumore, ma occupa tutto lo spazio dalla tua parte del letto.
Chiudo gli occhi e Luca ritorna. Rivedo il suo sorriso, la sua ironia. Era il modo con cui ci difendevamo dalla paura, da quella malattia che ci era sembrata un gioco crudele. Fingevamo che tutto fosse normale, e forse l’amore è anche questo: resistere all’evidenza, per proteggersi a vicenda.
Tutti parlano del dolore dei genitori, ma io penso spesso a ciò che Luca non ha vissuto. Alla vita che non ha avuto il tempo di abbracciare. Agli anni che non sono arrivati, ai sogni interrotti, ai desideri mai realizzati, agli amori solo immaginati. Penso a un’esistenza spezzata prima di potersi compiere davvero.
C’è la “Giornata dei Risvegli” che inizia lunedi, c’è la “Casa dei Risvegli” che porta il suo nome, un’opera straordinaria che accoglie e accompagna chi ne ha bisogno. Ne siamo orgogliosi: è un modo per far vivere ancora Luca, per dare un senso a ciò che sembrava non averne più. Ma non colma il vuoto. Non cancella quel pensiero che torna, insistente, come un nodo in gola: che a Luca è stato tolto tutto. E che nulla, nemmeno il bene che ne è nato, potrà mai risarcirlo davvero.
La sera, prima di dormire, nel buio che ognuno riempie a modo suo di ricordi, desideri o paure, io sento tutto questo. È allora che comincio a farlo rivivere, a ripensarlo, ad abbracciarlo con la memoria. Credo che chi ha vissuto un’esperienza come la mia faccia la stessa cosa.
Per lui. Sempre con lui.
http://www.fulviodenigris.it/wp
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Ventitrè anni senza Luca

Due giorni dopo la Befana, la mattina dell’8 gennaio 1998, Luca non si svegliò. Così come inaspettatamente era entrato in coma dopo un’”operazione perfettamente riuscita, così inaspettatamente morì. Il 7 gennaio 2021, assieme a Maria, nella chiesa di Trebbo di Reno, Don Domenico Cambareri, che di Luca fu compagno di scuola al Liceo Minghetti di Bologna, lo ha ricordato. Non so se è così anche per gli altri che hanno perso una persona cara, per me mio figlio è sempre in viaggio. Con i suoi fumetti e la sua passione per il cinema, la sua curiosità, la sua ironia e la sua voglia di vivere. Nel frattempo si è realizzato. Gli amici di Luca Odv, la Casa dei risvegli a lui dedicata, il premio Luca De Nigris con la Cineteca di Bologna. E per gli studenti del Liceo Minghetti c’è quell’aula a lui dedicata che loro chiamano “acquario”.  Ventitrè anni in viaggio non sono pochi. Non smetteremo mai di ringraziarlo. Gli vogliamo bene come il primo giorno e sappiamo che anche lui ce ne vuole. Ma che cosa sta facendo in questo momento? Mi piacerebbe saperlo, non soltanto stare con lui nei sogni, ma parlargli anche da sveglio. A volte basterebbe poco, solo una telefonata, una videochiamata…

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Alex Zanardi, un miracolo da condividere…

Il mio intervento di oggi 23 luglio 2020 su “Avvenire” e le considerazioni del direttore Marco Tarquinio.

 

Facciamo tutti il tifo per Alex, come per Marco, Gisella, Cristian, Andrea e tutti coloro che hanno attraversato il coma e ne sono usciti. Lo facciamo con maggior vigore perché Alex Zanardi è nel cuore di tutti, è un simbolo e sinceramente vorremmo ritrovarlo al più presto come prima. Al tempo stesso sappiamo, perché umanamente ci siamo passati e dal punto  di vista sociale lo osserviamo da più di vent’anni, che anche quando si torna come prima non si è mai più quelli di prima. Che non sempre è un male. A  volte – lo stesso Alex Zanardi con la sua storia ce lo ha insegnato – si torna per certi versi meglio di prima ma comunque diversi. Patrizia Saccà atleta paralimpica parla di “corpo rotto” ma con tante potenzialità ed opportunità da cogliere che conquistano meraviglie specialmente nel mondo sociale formato in maggior parte da persone che mai si sono trovate a contatto con problematiche estreme che riguardano la mancanza di coscienza, gli aspetti cognitivi e la disabilità in genere.

 

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