E’ capitato anche a me di dover andare fuori regione, a Monselice, per una risonanza magnetica per la quale i tempi di attesa erano stratosferici. Capisco quindi il problema e la necessità per i cittadini di abbreviare i tempi delle liste di attesa. E‘ un diritto di tutti potersi curare ed avere accesso a una sanità snella e non burocratizzata dove il cittadino si ritrova al centro di un percorso nel quale è possibile poter essere partecipe dei processi decisionali. Negli ultimi anni da parte della Regione Emilia-Romagna è mancata questa capacità di ascolto dei cittadini e di coinvolgimento delle categorie che nella sanità fanno parte di un tutto, sentendosi al tempo stesso rappresentate in un progetto politico che tiene conto delle loro competenze e dei loro bisogni.
Dobbiamo recuperare tutto questo, tutto quel tessuto attivo di cittadinanza, sia esso organizzato in associazionismo, mondo cooperativistico e del volontariato, sia esso espressione di comitati di cittadini o singole aggregazioni spontanee. Recentemente sono andato in montagna a Silla a un confronto con varie forze politiche che si prospettava molto caldo sul tema della chiusura del punto nascita a Porretta e sui temi della riorganizzazione delle strutture ospedaliere. In realtà in una affollatissima sala, il Comitato dei cittadini che ha proposto l’incontro, ha portato questioni concrete alle quali non si può solo rispondere con decisioni calate dall’alto. Nel corso di una discussione molto costruttiva è venuta fuori da parte di una ostetrica la proposta di un ambulatorio pre-post partum, che ha trovato disponibile il sindacato, e da portare all’attenzione della Usl di Bologna. Una proposta che avrebbe un vantaggio per tutti.